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Urgenze e appuntamenti

Metodo Sato a Bergamo: ortodonzia avanzata e personalizzata

Da quando i televisori sono diventati così “definiti”, mi succede una cosa curiosa: riguardo film degli anni ’80 e noto dettagli che prima non si vedevano. Anche i denti degli attori. All’epoca sembravano normalissimi; oggi, con gli occhi di adesso, certe dentature si notano subito e fanno capire quanto sia cambiato il modo in cui guardiamo il sorriso.

Non è solo una questione estetica, ma anche di maggiore attenzione alla salute orale: oggi chi desidera migliorare l’allineamento può valutare un percorso di ortodonzia a Bergamo, con soluzioni sempre più discrete e personalizzate.

 

Ortodonzia secondo Sato: il metodo che mi ha cambiato il modo di curare.

 

Non so se capita a tutti, ma credo che prima o poi, nella vita, ognuno si chieda a cosa serve davvero quello che fa ogni giorno.

Io faccio il dentista.
Eppure, se dovessi dire cosa mi muove davvero, non parlerei di denti, apparecchi o tecniche. Direi una cosa semplice: mi piace sentirmi utile agli altri. Non so da dove venga, né perché sia così forte, ma è ciò che mi ha guidato in tante scelte.

Dott. Zirafa

Negli ultimi anni ho capito che questo senso di utilità non nasce da soluzioni veloci o “uguali per tutti”, ma da percorsi spesso lunghi, che chiedono studio, attenzione e pazienza.

È in quel periodo che ho incontrato un approccio particolare all’ortodonzia, sviluppato dal professor Sato. Ho scelto di studiarlo con un corso di un anno… e poi ho deciso frequentare il corso di gnatologia della scuola Slavicek per poi  rifare il corso di Sato  una seconda volta. Non perché fosse la risposta a tutto, ma perché mi aiutava ad affrontare alcuni casi che, fino a poco tempo prima, mi lasciavano con più domande che certezze.

A un certo punto mi sono accorto che una bella estetica, da sola, non mi bastava: non mi bastava “allineare”, volevo che quel risultato fosse stabile e comodo per la persona.

E lì ho trovato una chiave nel lavoro di Sadao Sato e nei concetti della Scuola di Vienna del prof. Rudolf Slavicek. Poi ho incontrato  il dottor Ivan Lendaro e il dottor Giorgio Deluca rispettivamente istruttori di Ortodonzia e Gnatologia di quelle scuole, che mi hanno aiutato con i loro corsi a trasformare quelle idee in qualcosa di concreto nella pratica quotidiana.

 

Il Dott. Lendaro con Sadao Sato

 

Il Dott. Zirafa con il Dott. De Luca


Una storia vera: il ragazzo che si copriva la bocca


Ricordo una prima visita di un ragazzo giovane con un morso inverso. Parlava coprendosi la bocca con la mano: non per dolore, ma per vergogna.

Gli era stata presentata la chirurgia maxillo-facciale come unica opzione, e aveva già in programma una visita. Dopo esami e misurazioni in linea con la scuola di Sato ho potuto capire che esisteva una strada alternativa e, soprattutto, quali fossero i limiti realistici.

Solo dopo, abbiamo potuto parlare seriamente: non promesse, ma possibilità. E quello che mi è rimasto impresso è la stretta di mano e lo sguardo di chi, per la prima volta, sentiva di avere una soluzione concreta davanti a sé: uno sguardo di speranza.

Capirete la mia soddisfazione quando, durante la terapia, con il morso ormai normalizzato, mi ha raccontato — quasi incredulo — che una ragazza in discoteca gli aveva detto:
“Hai un bel sorriso.”

In certi casi capisci tutto da un dettaglio: una mano davanti alla bocca, lo sguardo basso, le frasi dette a metà. E quando quel dettaglio sparisce durante il percorso, capisci che non stavi lavorando solo sui denti.

Poi succede un’altra scena che mi colpisce sempre. Mostro le foto del prima e dopo e il paziente rimane in silenzio un secondo, poi dice:
“Ma veramente ero così?”

Non lo dice per giudicarsi. Lo dice perché si rende conto di quanto ci si possa abituare, per anni, a una situazione che ti limita.

A questo punto devo essere chiaro: non esistono percorsi uguali per tutti. Ogni bocca ha la sua storia e i suoi limiti. Però ci sono tre situazioni in cui questo modo di ragionare mi è stato particolarmente utile:

Casi complessi: quando “raddrizzare” non basta

Quando parlo di casi complessi intendo quelle situazioni in cui, almeno sulla carta, sembra che le strade siano poche e pesanti. Spesso è lì che viene proposta la chirurgia come unica opzione. Eppure, in alcuni casi selezionati, dopo esami e misurazioni in linea con la scuola di Sato, può esistere una via alternativa, con obiettivi realistici e limiti chiari.

 

Articolazioni sensibili: quando il paziente dice “qui non va”

Quando entrano in gioco le articolazioni, cambiano le domande. I pazienti arrivano dicendo:

  • “Mi fanno male le articolazioni”
  • “Sento la mandibola stanca”
  • “Ho dolori ai muscoli della faccia”
  • “Sento clic o scrosci quando apro e chiudo”

In questi casi la prima cosa è essere onesti: non esiste una causa unica. A volte i denti e l’occlusione c’entrano, a volte no. Ci possono essere componenti muscolari, abitudini, stress, e in alcuni casi anche situazioni degenerative come un’artrosi. Proprio per questo non si può improvvisare.


Nel mio percorso, tra i due corsi di ortodonzia, ho frequentato un corso annuale di gnatologia: è lì che ho studiato in modo strutturato il tema delle interferenze dentarie e del loro possibile ruolo, secondo l’impostazione della scuola di Slavicek. Questo mi ha dato un metodo: ascoltare i sintomi, ma poi misurare.

Per decidere se e quanto l’occlusione possa essere coinvolta, parto da una diagnostica completa: impronte digitali, analisi occlusale, assiografia, cefalometria… Se emergono interferenze importanti e coerenti con quello che il paziente racconta, allora posso dire una cosa molto chiara: l’ortodonzia può essere una delle strade per migliorare la situazione — non come promessa, ma come possibilità ragionata.

In molti casi il bite è utile per gestire i sintomi e “mettere in sicurezza” il sistema, ma è spesso una soluzione temporanea: se il problema è legato anche a interferenze occlusali importanti, la stabilità nel tempo può richiedere una correzione più strutturale, e in alcuni casi questo significa spostare i denti in modo controllato.

E qui c’è un punto decisivo: non parlo di “un’ortodonzia qualsiasi”. Se l’obiettivo è anche funzionale, serve un approccio che permetta un controllo preciso degli spostamenti: dei piani masticatori, della verticalità, della lateralità e, quando necessario, del rapporto mandibolare.

 

“È possibile?” e “Ha senso alla mia età?”

Quando una persona mi chiede “È possibile?”, spesso sta davvero chiedendo: “Non è troppo tardi, vero?”

La realtà è che, se c’è una necessità clinica importante e se i denti sono nelle condizioni giuste, i denti possono essere spostati anche in età avanzata. Cambiano i tempi, cambiano le attenzioni, ma il movimento ortodontico non è riservato ai ragazzi.

Lo dico anche per esperienza personale: quel percorso ortodontico importante me lo sono fatto su di me, a quasi 60 anni, con diagnosi ed esami strumentali. Con la tecnica di Sato il filo (gum metal) viene piegato e poi modificato nel tempo per guidare gli spostamenti: io ho preso in mano il filo metallico e fatto pieghe e micromodifiche che faccio normalmente sui miei pazienti per poi farmelo reinstallare in bocca.

Qui ho capito molte cose: cosa si prova dall’altra parte della poltrona, come possono rispondere i denti nel tempo, quanto il sistema “si accorge” anche di piccoli contatti e interferenze, e quanta attenzione serva nei dettagli.

Ma soprattutto ho capito una cosa semplice: quando c’è una necessità clinica e le condizioni sono giuste, l’età da sola non è un limite per muovere i denti.

E poi arriva l’altra domanda: “Ha senso alla mia età?”

Per me ha senso quando non è un capriccio, ma un percorso che può migliorare stabilità e comfort nella vita di tutti i giorni. Non per tutti, non sempre, ma quando è indicato può fare una differenza concreta.

Domande Frequenti (FAQ) — Ortodonzia secondo Sato

Che cos’è l’ortodonzia secondo il metodo Sato?

È un approccio ortodontico avanzato che unisce precisione diagnostica, misurazioni rigorose, una meccanica ortodontica estremamente efficacie  e un piano di trattamento personalizzato per ottenere risultati funzionali e stabili nel tempo, non solo estetici. Viene considerata l’ortodonzia dei casi difficili.

Quanto dura il trattamento ortodontico Sato per adulti?

La durata varia in base alla complessità del caso, alla salute dentale e ai risultati desiderati. In adulti con esigenze particolari può essere necessario più tempo rispetto ai casi standard. In molti casi la durata si colloca tra circa 12 e 24 mesi; in situazioni selezionate può essere più breve o più lunga. Una stima più affidabile si può dare solo dopo diagnosi ed esami.

Posso fare ortodonzia se ho più di 50 anni?

Sì: non è mai troppo tardi se esiste una necessità clinica e i denti sono in buone condizioni. Cambiano i tempi e l’attenzione, ma il trattamento è possibile.

L’ortodonzia può aiutare i problemi alle articolazioni (ATM)?

In alcuni casi sì — soprattutto quando interferenze occlusali contribuiscono a sintomi. Una diagnostica accurata aiuta a capire quanto l’ortodonzia possa essere utile.

Serve sempre la chirurgia?

No. In casi selezionati, con una diagnostica completa e una diagnosi corretta, è possibile lavorare verso soluzioni alternative alla chirurgia.

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